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Terapie istantanee

11 Gennaio 2007

Lettera di un allievo del prof. Elia Tropeano (autore del libro ‘Terapie istantanee’, Pitagora Editrice, 2004 Bologna).

Caro professore,
ti presento il mio primo caso!!!
Domenica 5 novembre ero di turno in pronto soccorso.
Giunge alla mia osservazione la sig.ra C.M. (1967 in Venezuela).
Entra in ambulatorio seduta in carrozzina, con un atteggiamento molto sofferente, occhi lucidi, sguardo perso.
Riferisce di essersi svegliata regolarmente, ma appena alzata dal letto avverte la comparsa di vertigini violente con nausea e vomito.
Non riuscendo a stare in piedi è costretta a rimettersi a letto. Passa circa un’ora e riprovando ad alzarsi, compaiono di nuovo le vertigini ancora più violente e sempre accompagnate da nausea e vomito.
Mentre racconta la sua storia, osservo con attenzione i movimenti dei suoi occhi.
A questo punto la faccio sdraiare sul lettino e le metto la mia mano dx sul suo torace e cerco di entrare in sintonia con la sua respirazione. Aspetto un paio di minuti e, nel frattempo mi faccio raccontare ancora cosa è successo e il motivo per cui viene in pronto soccorso.
Quando mi accorgo che è perfettamente rilassata le chiedo di dirmi qual’è, secondo lei, la causa del suo problema e lei comincia a raccontarmi di essere stata aggredita sul lavoro da un collega con cui stava litigando furiosamente.
Mentre inizia a raccontare la sua storia le tocco ripetutamente il braccio dx con il mia mano sinistra e si rilassata ulteriormente all’istante.
Noto, dal movimento dei suoi occhi che tutti i sistemi V, A e C sono rappresentati, ma il V è manifestato sia a sin che a dx. Entro nei particolari della storia e mi faccio dire cosa esattamente ricorda e cosa le dia fastidio. In effetti, l’immagine dell’aggressore, enorme su di lei, è la cosa che scatena una crisi vertiginosa e la terrorizza al punto di scoppiare a piangere dicendo che non sarebbe mai più andata a lavorare in quel posto.
Le chiedo se riesce ad immaginare di rimpicciolire l’immagine del suo aggressore e di allontanarla piano piano. Ci riesce, e dice di stare meglio.
Non contento, gliela faccio rimpicciolire e allontanare ancora di più. Sta ancora meglio, ma nel dirmelo, per qualche istante gli occhi guardano ancora in alto a dx.
A questo punto le chiedo di immaginarsi seduta al cinema e di rivedere proiettata sullo schermo tutta la scena dall’inizio alla fine e di riavvolgere la pellicola all’indietro il più velocemente possibile. Non le ho detto esplicitamente di entrare nel film per associarsi, ma forse lo ha fatto automaticamente.
In effetti, dopo, le chiedo di rivedere la scena e gli occhi, questa volta, sono sempre a sin e rappresentati in tutti i sistemi.
Riferisce di stare bene e in assenza di sintomatologia.
Le chiedo quindi di tornare fra noi e di prendersi il tempo che vuole per farlo.
Entro un minuto si sveglia, si stiracchia stupita e riferisce che sta benissimo e chiede cosa è successo. Il suo volto è sereno.
Le chiedo quando va a lavorare il prossimo turno e lei, sicura di se, afferma: domani mattina dottore.
L’infermiera che ha assistito a tutta la scena è esterrefatta e incredula!!! Io ho la pelle d’oca dappertutto, ma sono entusiasta.
….alla prossima!!
Un abbraccio.
Stefano

Complimenti!
Non avrei saputo far di meglio. A proposito, come avresti affrontato una simile situazione senza l’ausilio della metodica che hai descritto?
Spero continui a sperimentare le tecniche di neuro-programmazione digitale, sicuramente otterrai tanti dei successi.
A presto da Elia

——— Original Message —–
From: elia.tropeano@email.it

Non avrei fatto altro che inviarla in consulenza otorinolaringoiatrica.
Lo specialista avrebbe consigliato un farmaco che si chiama Torecan da prendere al bisogno in quanto aiuta a togliere le vertigini.
Ovviamente, ad un primo esame obiettivo, non trovando la causa delle vertigini, le avrebbe richiesto una marea di esami specialistici da fare nei prossimi giorni.
Esami che sarebbero stati tutti negativi, per cui la sig.ra era condannata a vita a prendere supposte di Torecan tutte le volte che aveva crisi senza mai sapere perchè!
Stefano

Ecco il mio secondo pz trattato:
Domenica 5 novembre ero di turno in pronto soccorso.
Giunge alla mia osservazione la sig.ra M. A. Maria (1973).
Entra in ambulatorio seduta in carrozzina, indossa un collare cervicale morbido sagomato, atteggiamento molto sofferente, sguardo perso.
Riferisce incidente stradale ieri. Già vista in pronto soccorso e indagata con rx e visite specialistiche, risultate tutte negative.
Lamenta parestesie agli arti superiori e dolori diffusi al rachide dorso-lombare. Riferisce inoltre difficoltà nel mantenere l’equilibrio in stazione eretta.
Mentre racconta la sua storia, osservo con molta attenzione i movimenti dei suoi occhi.
A questo punto la faccio sdraiare sul lettino e le metto la mia mano dx sul suo torace e cerco di entrare in sintonia con la sua respirazione.
Questa volta non aspetto tanto tempo e mi faccio raccontare subito cosa ricorda dell’incidente.
Mentre inizia a raccontare la sua storia le tocco ripetutamente il braccio dx con il mia mano sinistra e lei si rilassata ulteriormente all’istante.
Noto, dal movimento dei suoi occhi che tutti i sistemi V, A e C sono rappresentati, ma il V e l’A sono manifestati sia a sin che a dx.
Entro nei particolari della storia e mi faccio dire cosa esattamente ricorda e cosa le dia fastidio.
Racconta, quindi, che lei era in auto da sola, ferma ad un semaforo. All’improvviso, un auto non si ferma allo stop e va ad urtare un’altra auto che sopraggiungeva e che va, a sua volta, ad urtare la sua che viene spinta verso un palo della luce a bordo strada.
Ecco che l’immagine del palo della luce, che ricorda enorme e minaccioso che si avvicina le da molto fastidio e scatena una crisi di ansia.
Le chiedo se riesce ad immaginare di rimpicciolire l’immagine del palo e di allontanarla piano piano. Ci riesce, e dice di stare meglio.
Non contento, gliela faccio rimpicciolire e allontanare ancora di più. Sta ancora meglio.
Ancora non contento le chiedo se riesce ad immaginare che il palo diventi trasparente, quasi invisibile.
Ora nel ricordare la scena, sta decisamente meglio, ma nel dirmelo, per qualche istante gli occhi guardano ancora a livello a dx.
Insisto e le dico che lei ora sta meglio, ma c’è ancora qualcosa le da fastidio. Le chiedo di rivedere la scena.
Lei accetta e ad un certo punto strizza gli occhi dalla paura e scoppia in un pianto e urla di disperazione! Il rumore, il rumore!! I miei bambini, i miei bambini!!!
L’infermiera, che fino ad allora aveva assistito a tutta la scena in religioso silenzio, esce dalla stanza a chiamare altre sue colleghe!!
Cerco di calmare la paziente. Ci riesco e piano piano racconta che ha rivisto l’immagine dello scontro sentendo anche il rumore delle lamiere dell’auto e avendo avuto paura di morire immaginava i bambini che piangevano e urlavano per la disperazione della perdita della madre.
A questo punto le chiedo di rivedere ancora la scena e di sostituire il suono fastidioso dell’urto fra lamiere con un piacevole suono di campane a festa!!
Lei, timorosa, ci prova e ci riesce e afferma di stare nettamente meglio. Smette di piangere e inizia a rasserenarsi.
Le infermiere impallidiscono!!!!
A questo punto le chiedo di fare un ultimo sforzo e di immaginarsi seduta al cinema e di rivedere proiettata sullo schermo tutta la scena dall’inizio alla fine e di riavvolgere la pellicola all’indietro il più velocemente possibile. Anche in questo caso, non le ho detto esplicitamente di entrare nel film per associarsi, ma forse lo ha fatto automaticamente.
In effetti, dopo, le chiedo di rivedere la scena per l’ultima volta e gli occhi, questa volta, sono sempre a sin e rappresentati in tutti i sistemi.
Il suo volto è sereno, non ha più paura, non piange più. Riferisce di stare bene e in assenza di sintomatologia.
Le chiedo quindi di tornare fra noi e di prendersi il tempo che vuole per farlo.
Entro un minuto si sveglia, si mette seduta sul lettino, mi guarda incredula e riferisce che sta benissimo. Si alza e mi chiede cosa è successo. Il suo volto è sereno.
Faccio entrare il marito che vedendo sua moglie in piedi e che non si lamenta mi chiede, stupito, cosa è successo.
Dico a loro che è bastato farla sfogare e raccontare la storia dell’incidente per far passare tutto e di continuare a prendere le medicine già prescritte il giorno prima.
Le infermiere che hanno assistito a tutta la scena sono incredule!!!
Io ho brividi un po’ dappertutto, ma sono entusiasta.
….alla prossima.
Un abbraccio al mio grande maestro!!!
Stefano

——— Original Message —–

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