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Archivio Maggio 2007

Il riciclaggio dei rifiuti solidi urbani come fenomeno educativo

24 Maggio 2007 Commenti chiusi

Le parole non sono altro che stimoli che tendono a portare alla coscienza certe parti della nostra esperienza. Per dire ?neve ? gli esquimesi usano settanta parole diverse. Anche gli sciatori hanno varie parole per indicare differenti tipi di neve. Esperienze sensoriali altrettanto valide e utili, ma che non sono etichettatte con una parola, di solito non si intromettono nel campo della coscienza e non acquistano rilievi meritori d?attenzione.
In maidu, una lingua Amerinda della California settentrionale, vi sono tre parole per esprimere lo spettro del colore: lak (rosso), tit (verde-blu) e tulak (giallo-arancione).
Poniamo, ad esempio, un libro giallo e uno arancione, per quelli di lingua maidu si tratta di due libri tulak.
Una restrizione ancora più sorprendente la troviamo nel mondo civilizzato, la parola ?spazzatura?, spesso, indica la combinazione di plastica, vetro, carta, scatole di latta e rifiuti vari.
Poniamo quattro sacchetti contenenti rispettivamente: plastica, vetro, carta, rifiuti vari; per alcuni, si tratta di quattro involucri ben distinti; per altri, semplicemente di quattro sacchetti di spazzatura. Ciò significa che mentre le persone del primo esempio descrivono come diversa la loro esperienza riguarda a più oggetti o cose, quelle del secondo esempio descrivono l?identica situazione come se consistesse di una sola singola esperienza. Si tratta di fattori genetici sociali, cioè del complesso delle categorie o filtri cui siamo soggetti come membri di un sistema sociale.
Il ciclo dei rifiuti non è dissimile da quello dell?acqua, dell?anidride carbonica o dell?azoto, anzi li rappresenta contemporaneamente. Togliendo dai rifiuti: plastica, vetro, carta, ferro ecc., che trovano determinate destinazioni, non resta altro che un prodotto costituito sostanzialmente da acqua e piccole quantità di carbonio, azoto e altri elementi. Eliminando l?acqua, ad esempio per essiccazione, il prodotto diminuisce di oltre il 90% in volume.
Provate a mettere un chilo di peperoni in un tegame e fateli cuocere per alcune ore, alla fine trovate solo pochi grammi di materiale bruciacchiato. L?acqua, che era contenuta nei vegetali, continua il suo ciclo nell?atmosfera sotto forma di vapore; il rimante residuo secco, potete smaltirlo facilmente. Se invece mettete i peperoni sotto terra, dopo alcuni mesi, scavando, troverete i vegetali pressoché inalterati, forse con qualche grammo di acqua in meno (potrebbe essere un nuovo sistema per conservare i cibi, ma non per smaltire i rifiuti).
La stesso processo si verifica nelle discariche, una grande quantità di acqua non completa il ciclo perché legata ad altra materia, e può dispersi sotto forma di liquami altamente inquinanti solo lentamente e in proporzione alla pressione del sottosuolo.
Il problema dei rifiuti in Campania deve essere affrontato e risolto soprattutto dalle popolazioni interessate. Le autorità competenti non fanno altro che spostare il problema rifiuti da una parte all?altra della regione, mantenendo inalterato la quantità del materiale stoccato. La materia ne si crea ne si distrugge, può cambiare solamente forma e una di queste è rappresentata dall?energia.
Per concludere, le differenti modalità di smaltimento dei rifiuti solidi urbani rappresentano i limiti e la ricchezza dell?esperienza accumulati da gruppi di persone, alcuni impegnati a snellire e utilizzare una serie di categorie o filtri linguistici sociali per organizzare l?esperienza e servirsene in modo ecologico e costruttivo.

Cozze o pipistrelli?

16 Maggio 2007 Commenti chiusi

Non molto tempo fa, leggendo su un cartello la scritta ?cozze, provenienza italiana, 2,50 euro il kg ?, mi venne in mente il sogno che avevo fatto la notte: camminavo in un luogo paludoso e malsano, vedo delle cozze appese ad un arbusto, mi avvicino, ma le cozze si trasformano in pipistrelli rannicchiati.
Probabilmente, l?insegna aveva ispirato il contenuto del sogno, pertanto, trovandomi dinanzi alla stessa scritta, automaticamente avevo ricordato il sogno.
Successivamente mi capitò qualcosa di simile. Dopo aver intravisto degli spiccioli di euro sparsi sulla mensola del caminetto, ricordai nuovamente un sogno: sul bancone di un negozio c?erano degli spiccioli di euro, dissi all?esercente che le monete non erano mie, forse qualche cliente le aveva dimenticate. La cosa interessante di quest?ultimo è che non sapevo ci fossero degli euro sulla mensola, ciò nonostante, le monete erano state rappresentate nel sogno.
In sostanza gli eventi della giornata appena trascorsa sono rappresentati nei sogni, salvati e memorizzati, pertanto, iniziando dai sogni, si possono richiamare alla mente azioni vissute nello stato di veglia, anche quelle meno significative. Per eventi della giornata s?intendono anche idee, pensieri e ricordi, non sole esperienze vissute.
Gli eventi, dopo essere stati salvati, sono memorizzati e catalogati nell?emisfero destro in una sorta d?archivio che ricorda le classi d?insiemi. Per fare qualche esempio, una volta sognai il sindaco del mio paese d?origine e dopo aver analizzato i fatti del giorno antecedente, ricordai di aver letto qualcosa che riguardava il sindaco del comune ove risiedo attualmente. Sembrò evidente che il sindaco del comune ove risiedo fosse stato memorizzato e archiviato nella classe dei sindaci. Più tardi scoprii che entrambe i sindaci erano avvocati, cioè un sottoinsieme dell?insieme dei sindaci: i ?sindaci avvocati?.
Successivamente sognai un nido contenente una piccola gallina e tre uccellini. Il contenuto del sogno era stato ispirato da una confezione d?uova che avevo comprato al supermercato. Secondo me il sogno stava archiviando le uova nella classe delle ?uova d?uccelli?, se invece avessi sognato un rettile, probabilmente le uova sarebbero state archiviate in una classe più ampia.
Per concludere, anche se i sogni hanno molte funzioni, li possiamo definire come l?espressione manifesta del ?salvataggio in atto? delle informazioni raccolte nello stato di veglia antecedente il sonno.